Viaggiare ti fa più intelligente. E si può fare anche senza partire

Molte ricerche enfatizzano il ruolo della mescolanza culturale nell’aumentare le connessioni del nostro cervello, farci più profondi e creativi.

Non è una novità che lasciare il proprio Paese per immergersi in culture diverse potenzi la nostra conoscenza, le nostre abilità e in generale il nostro bagaglio culturale. Quindi la nostra intelligenza. Adesso però diversi studi si stanno concentrando sulla capacità dei viaggi di accrescere la creatività, cioè una parte fondamentale dell’intelligenza, aumentando le sinapsi del nostro cervello.

“Le esperienze all’estero migliorano la nostra capacità cognitiva, la profondità del pensiero e la creatività”, ha detto a The Atlantic Adam Galinsky della Columbia Business School, ricercatore esperto dell’argomento. Quando mi occupavo di management, una quindicina di anni fa, era già un mantra il fatto che gli scambi culturali in azienda, i viaggi e la semplice mescolanza culturale e di genere dei dipendenti aumentino – per esempio – la produttività e il successo dell’azienda.

Se dovessi descrivere l’effetto principale che i viaggi hanno su di me, parlerei senz’altro del fatto che mi costringono a confrontarmi con l’idea che avevo prima di quel Paese, e dei suoi abitanti, portandomi dunque a riflettere su me stessa. Studi condotti all’Università della California lo confermano: uscire dal proprio nocciolo ci aiuta a costruire un senso più forte e profondo di noi, a realizzare quali siano i nostri valori e le nostre convinzioni. Oltre che ad accrescere la nostra fiducia nel prossimo e nell’umanità.

Uno studio israeliano del 2012 ha trovato che chi crede nell’esistenza di caratteristiche umane determinate dalla provenienza (cioè ad esempio che gli africani abbiano un particolare senso della musica, che i tedeschi siano perfezionisti o gli italiani lassisti) ha risultati decisamente peggiori nei test sulla creatività, rispetto a chi invece considera arbitrarie queste divisioni razziali e culturali.

Ma che tipo di viaggio può cambiarci e renderci migliori? Ovviamente non un soggiorno in spiagge organizzate, ma una vera immersione tra gli abitanti del luogo, e che sia protratta nel tempo, spiegano gli esperti. Questo è vero al punto che – secondo alcune indagini – chi viaggia davvero molto, e dunque verosimilmente ha un rapporto superficiale con i Paesi che visita, non gode di questi vantaggi.

Come possiamo conciliare la nostra vita con lunghe e approfondite esperienze all’estero? Oggi che ho una bimba piccola e viaggiare come viaggiavo non mi è più possibile, il mio personale modo di incontrare culture diverse è sfruttare mia figlia. Per fortuna, abitiamo in una grande città, e in un quartiere – la China Town di Milano – ricco in diversità. I bambini, come anche i cani, sono un’ottima scusa per stringere nuove amicizie, farsi invitare a cena da famiglie con tradizioni e culture diverse dalla nostra, e guardare al mondo – e alla nostra identità – con occhi nuovi. Non è facile, e a volte serve un po’ di faccia tosta, ma vi garantisco che è possibile.

 

Michela Dell’Amico

Giornalista e videomaker